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Papaveri e asfalto: un fenomeno di Calabria

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Di ritorno da una scorpacciata di Kebab, pietanza turco-“tedesca” allora da poco scoperta, io e il mio poco inappetente compagno di stanza e di cena ci trovammo di fronte a uno scenario apocalittico, quasi da film catastrofico: una delle vie principali di Roma transennata e presa d’assalto da tir, scavatori e rulli stendi asfalto. Rombi di motori, lampeggianti e uno spiegamento di mezzi frastornante. “ A posto..per un mese scordiamoci via Tiburtina !”. A inizio carriera universitaria e memori degli eterni lavori calabri non potevamo neanche lontanamente immaginare cosa ci avrebbe riservato l’indomani e cioè l’intera via completamente asfaltata e priva di qualsiasi indizio che potesse far pensare a quello che era successo solo qualche ora prima. E mai avevamo pensato che si potesse fare questi lavori di notte, in effetti il momento ideale per farli.Ma perché da noi non hanno mai fatto così? Una domanda frettolosamente accantonata col pensiero che costerebbe un po’ di più di stipendi, m...

Una lezione spagnola per la Calabria...

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Se in Calabria lo spagnolo fosse una lingua conosciuta avremmo chiare molte cose. Molte parole dei nostri dialetti o alcune tipiche costruzioni verbali calabresi derivano infatti dall’influenza che la dominazione spagnola dei secoli passati ci ha lasciato in eredità. Avremmo chiaro anche il reale significato di una parola italiana che da noi è chiaramente sconosciuto: eleggere . Elegir in lingua iberica ha come in Italiano due significati ben precisi, ma a differenza della versione italica entrambi sono di uso comune. Una sola parola per dire scegliere o eleggere. L’eletto è quindi “scelto”. E quando si sceglie solitamente si sceglie IL MIGLIORE. In Calabria sappiamo bene che non è così. Perché si vota il parente. Perché si vota l’amico. O si preferisce mettere una fetta di provola e scrivere sulla scheda “mangiatevi pure questa!”. La Calabria è piena di politici che stanno “a galla” solo ed esclusivamente per via dei parenti. Che sono i primi a definirli incapaci o peggio, ma se si c...

Il "sesto senso" calabro

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"Ao', se vede che sei Calabrese, sei de coccio!" E' una delle tipiche espressioni che la maggior parte dei calabresi a Roma s'è sentito rivolgere almeno una volta nella vita insieme al relativo gesto del pugno che bussa sulla mano. Non conoscevo questo modo di dire prima che mi venisse rivolto personalmente nel periodo in cui ho vissuto nella Capitale. I romani lo usano quando si trovano di fronte una persona testarda e inizialmente l'avevo presa come cosa positiva. Tornando in Calabria dopo qualche anno, mi sono però reso conto che di positivo nella nostra testardaggine c'è ben poco. In noi non vi è infatti solo una sana ostinazione, un non arrendersi facilmente, ma anche una forte propensione ad affidarsi ad una sorta di sesto senso, il sesto senso calabro, che si manifesta più volte durante il giorno e tutti i giorni in tutti i calabresi. Possiamo avere di fronte un premio Nobel, Zichichi, o il vicino di casa, ma ogni sua affermazione, anche scientifica...

[Poesia] Tra gente che ci crede...

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Ognuno almeno un giorno dovrebbe anche per caso guardarsi un poco intorno e metter fuori il naso Parlare con la gente che passa per la via sentire i lor problemi senza poi andare via A me ciò è capitato mi capita anzi spesso che piu' di un pensionato mi parli di sè stesso Dei tempi ormai mutati della vita vissuta o occhi emozionati per una donna voluta Però a dire il vero l'orgoglio e la rabbia gli vengon per la testa mai messa nella sabbia E' gente che a suo modo ha fatto sai la Storia e soffre nel vedere ignavi senza gloria E mentre nella piazza passeggia tanta gente chi ti parla s'incazza per chi non dice niente dei nostri bei problemi di ciò che qui succede senza che alcuno fremi per trovar dei rimedi Guardando invece noi che almeno ci proviamo sia lui che pur noi poi insiem ci emozioniamo Perchè basta uno sguardo tra gente che ci crede che non è mai rimasta a veder che succede

Gli assenti hanno sempre torto

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"Gli assenti hanno sempre torto". "Non si parla male degli assenti". Sono rispettivamente una verità e una regola di buona educazione. Una cosa hanno in comune: l'idea che gli assenti non si possano difendere o sostenere le loro tesi. Le verità difficilmente si possono contestare mentre nulla però vieta di infrangere una regola. Parlerò quindi male, ma a fin di bene, degli “assenti”. Soggetti che individuo in particolar modo nelle persone che dalla Calabria sono andate fuori per studio, per amore o per lavoro. Non tutte ovviamente, ma quelle fastidiosissime persone che, ritornate per brevi periodi in Calabria, con atteggiamento tra snob e acido non fanno altro che rinfacciare al mondo intero e soprattutto a chi gli sta intorno “che non c’è niente qui, che non si fa niente là” mentre “a Roma, Milano, Bologna sì che si fanno cose”. Le puoi vedere sbuffare, lamentarsi, giocare in disparte col cellulare, annoiarsi in ogni compagnia e in ogni situazione. Più tra le d...

Precisazione su post sulla rivolta di Rosarno

Quando ho scritto il post sulla rivolta di Rosarno due giorni fa la violenza non era ancora degenerata in maniera così drammatica. Siccome qualcuno non è in grado di distinguere tra "spiegare" e "giustificare" sono costretto a spiegare, forse con parole più semplici, il mio pensiero. Nessuna giustificazione alla violenza da parte degli immigrati (non sono tra quelli che dicono HANNO FATTO BENE). Nessuna giustificazione a chi, italiano, è andato a sparare, LETTERALMENTE, prima durante e dopo nel mucchio. Nel mio post ho solo messo in evidenza oltre al mio pensiero sugli africani la situazione paradossale che si ritrovano a vivere in Italia e dalle nostre parti. Ho ricordato che nel tempo cambiano le vittime, ma non i carnefici (il canto popolare MALARAZZA postato qualche giorno fa ne è la prova). E allo stesso modo ho cercato di spiegare e mettere in evidenza che non si può pretendere di passare indenni all'esasperazione provocata o anche solo tollerata da noi st...

AntoGno, il CalabroItaliano: il progetto

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CalabroItaliano è un progetto ancora in costruzione, soprattutto a livello di struttura informatica, ma è ben definito nelle intenzioni e nei contenuti. Pur volendo essere uno spazio di un filosofo moderno (un rompicoglioni, lo ripeto) non poteva per motivi tecnici essere uno spazio di pensieri incontrollati. Ho preferito per ciò utilizzare e integrare il più possibile tre strumenti attualmente in voga su Internet per poter esprimere i miei pensieri nella maniera più efficace e meno dispersiva possibile. Per questo motivo ho creato il blog CalabroItaliano come spazio dedicato ai pensieri di natura socio-economica "calabroitaliana" Per i pensieri più intimi, dedicati a filosofia in senso stretto, religione, vita ho pensato di utilizzare il blog di MySpace, il luogo virtuale dell'"espressione" umana, artistica e culturale. Il mio "MySpace" esiste già da un paio d'anni e quando l'ho creato ho voluto ispirarmi al modo in cui i calabresi anziani sto...